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L’orologio subacqueo

Introduzione

Esigenza fondamentale, nell’ambito dell’orologeria moderna, è garantire l’impermeabilità dei meccanismi contenuti nelle “casse” dei segna tempo.
Ciò è divenuto requisito imprescindibile da quando gli orologi sono indossati, al polso, dai loro possessori; è infatti ovvio che un orologio indossato al polso abbia maggiori occasioni di contatto con l’acqua di uno da arredamento od uno da tasca di antica memoria.
 Il movimento di un misuratore di tempo può essere al quarzo oppure meccanico e, in entrambi i casi, ovviamente, eventuali infiltrazioni d’acqua che raggiungessero i delicati componenti interni sono da considerarsi deleteri per il    funzionamento dello strumento.
Considerata l’importanza fondamentale che l’indicazione del tempo di immersione ha nell’attività subacquea è necessario che, chi si immerge, possa affidarsi ad un segna tempo sicuramente impermeabile che, in ogni momento, fornisca informazioni certe e chiaramente leggibili.

Orologio “subacqueo” o “solo impermeabile”?

Per identificare un orologio subacqueo l’industria orologiera svizzera ha stabilito, per convenzione, alcune classificazioni che contraddistinguono i vari livelli d’impermeabilità in relazione ai vari gradi di pressione ai quali lo strumento può essere sottoposto.

I parametri in argomento, sono codificati nelle norme NIHS (Norme de l’Industrie Horologère Suisse) che forniscono indicazione certa sul grado d’impermeabilità ed esprimono le regole utili per poter distinguere un misuratore di tempo subacqueo da uno solo impermeabile.
La normativa definisce, dunque, i tipi di test, le simulazioni ed i parametri operativi necessari per ottenere le varie omologazioni (con costi sensibilmente differenti a carico del costruttore), oltre ai limiti che dividono una categoria dall’altra. In questo senso si possono identificare le seguenti classificazioni:

E’ bene sottolineare chiaramente che, questi valori, non sono da intendere “alla lettera”, bensì “da interpretare” con prudenza.
In sintesi non è assolutamente certo che un orologio recante la dicitura “Water resistant” (o impermeabile fino a 30 metri) possa essere immerso in acqua, oppure sia in grado di sopportare effettivamente una pressione di 3 atmosfere.
In occasione di un tuffo, di una doccia o di una nuotata si possono creare, su piccole parti della cassa, delle pressioni idrostatiche ben superiori a quelle riscontrate a 30 metri; l’acqua in pressione proveniente dalla doccia, quella che avvolge il braccio mentre si nuota vigorosamente o ci si tuffa, è in grado di “forzare” le guarnizioni e giungere, dunque, fino al “cuore” del nostro amato segnatempo.

L’impermeabilità di base è utile, infatti, a proteggere il meccanismo dell’orologio solo 
dall’umidità ambientale, da schizzi d’acqua mentre ci si lava le mani, dal sudore corporeo, ma, assolutamente, non è sufficiente ad accompagnarci in immersioni a profondità rilevanti (come le diciture “Water resistant 30 mt.” farebbero supporre).
Nemmeno l’impermeabilità garantita fino a 50 metri rende sicuro l’orologio per l’utilizzo in profondità. 
Quando il fondello di un segnatempo reca il dato d’impermeabilità di 50 metri la situazione è, ovviamente, migliore di quando reca 30 metri, ma non completamente tranquilla; pure in questo caso, infatti, sono necessarie le dovute cautele.
L’impermeabilità fino a 50 metri garantisce il movimento in occasione di lavaggi di mani, di sudore (come per il 30 metri) e permette, in aggiunta, di poter immergere lo strumento in acqua di superficie.
L’impermeabilità garantita fino a 50 metri, consente di fare bagni con al polso il segna tempo ma non permette, in assoluto, di poter utilizzare l’orologio in modo estremo (immersioni in profondità, attività sportive acquatiche, etc..). L’impermeabilità, per così dire, “definitiva”, che assicura realmente il movimento da infiltrazioni d’acqua in ogni condizione, è, dunque, quella garantita e certificata fino a 100 metri.
Con un orologio impermeabile fino a 100 metri (o oltre) si può fare, praticamente, di tutto: immersioni subacquee, nuotate sportive in superficie, docce, tuffi e quant’altro ci piace fare, a contatto con l’acqua.
In conclusione si può affermare che, per essere catalogato come subacqueo e fregiarsi delle scritte codificate “diver” o “plongeur”, un orologio deve (norme NIHS) essere in grado di resistere ad un’immersione a profondità non inferiore a 100 metri ed essere costruito e testato secondo le regole previste dalla normativa svizzera.

 

Garanzia e certificazione di impermeabilità

Quali sono dunque, nello specifico, i parametri che garantiscono l’impermeabilità incondizionata di un segna tempo?
L’orologio “subacqueo” deve essere in grado di superare la prova di un test in acqua che simula la pressione minima di 12,5 bar.
Le prove di tenuta stagna, sui modelli impermeabili fino a 100 metri (od oltre), sono eseguite su tutti gli esemplari prodotti (mentre le prove riferite alle impermeabilità inferiori sono eseguite a campione) e prevedono l’immersione in acqua, ad una temperatura di circa 18 gradi; ciò significa che un orologio, anche rispondente alle caratteristiche necessarie per essere definito subacqueo, non dovrà mai essere indossato per fare, ad esempio, un bagno caldo o una sauna.
Il dato dichiarato e garantito è assolutamente veritiero: sia perché i test sono effettuati con strumenti estremamente affidabili, sia perché le case orologiere ricorrono, in genere, ad un atteggiamento di grande prudenza in merito alle prestazioni d’impermeabilità dei segna tempo prodotti.
Le casse degli orologi sono sottoposte a pressioni ben superiori a quelle poi in effetti garantite, ed i test d’impermeabilità sono condotti utilizzando macchine simulatrici in grado di ricreare artificialmente le specifiche condizioni marine.
Effettuare simulazioni a livelli di pressione più alti di quelli garantiti significa allargare la base d’affidabilità degli orologi, assicurandone la tenuta stagna nel tempo ed in condizioni più probanti e meno artificiali.
Tutto ciò non significa che l’impermeabilità garantita sia, anche nel caso di un orologio “effettivamente” subacqueo, una prerogativa eterna. Anche se le doti di durata e di tenuta delle componenti dei crono sub sono notevolmente superiori, rispetto a quelle dei comuni orologi, le guarnizioni sono, in ogni caso, soggette a deterioramento nel tempo; in questo senso l’impermeabilità garantita è riferita ad un orologio nuovo, in condizioni statiche.
Il deterioramento delle guarnizioni e delle parti mobili (corona, pulsanti della cronografia ecc.) rende opportuno e necessario sottoporre il segna tempo ad interventi manutentivi periodici che garantiscano l’effettiva impermeabilità sul medio periodo (al massimo ogni due o tre anni, anche se l’ideale è eseguire un “check-up” annuale), prevedendo la sostituzione delle guarnizioni oltre all’effettuazione di un nuovo test di riscontro dell’impermeabilità.
L’orologio subacqueo deve avere, inoltre, proprietà anti magnetiche e di resistenza agli urti ed all’acqua salata; le prove di impermeabilità vengono, infatti, effettuate anche immergendo il segna tempo in una soluzione di cloruro di sodio.
L’orologio deve infine, ovviamente, funzionare correttamente sotto l’effetto della pressione dell’acqua.
Altra curiosità, di carattere generale, è quella riferita al rapporto atmosfere/profondità.
L’indicazione del dato di impermeabilità (sia esso in metri/piedi od atmosfere) di un orologio si riferisce, sempre, alla pressione relativa.
Vi è dunque una piccola discrepanza fra la pressione alla quale il segna tempo è garantito impermeabile (in metri/piedi od atmosfere), e quella assoluta realmente presente alla profondità di riferimento.
Per esemplificare il concetto, sugli orologi subacquei, a volte, il dato d’impermeabilità è visualizzato in questa maniera:
 200 metri/20 atmosfere.
Come è facile comprendere la pressione di riferimento, indicata in metri ed atmosfere, è quella relativa (a – 200 metri, infatti, vi sono 20 atmosfere di pressione relativa e 21 atmosfere di pressione assoluta).

Vista la basilare importanza, nell’identificazione del valore d’impermeabilità gli orologi subacquei professionali indicano comunemente tale dato, oltre che sul fondello, anche sul quadrante.

Approfondimento tecnico. 

Passiamo ora all’esame degli elementi che distinguono l’orologio subacqueo dai comuni segna tempo, analizzando come le varie componenti siano progettate e costruite in funzione della pressione idrostatica.

La cassa

Requisito imprescindibile consiste nell’esigenza di garantire la più alta affidabilità e robustezza che, solitamente, sono ottenute mediante una conformazione lineare e compatta del crono sub.
Dal punto di vista del design, un orologio subacqueo è, quasi sempre, tondo e mai di forma, in quanto forme particolari o spigolose mal si accorderebbero con le esigenze d'impermeabilità; la forma tonda e regolare assicura, inoltre, il subacqueo contro il rischio che il segna tempo interferisca con elementi esterni o con componenti dell’attrezzatura.

Per quanto concerne i materiali usati, dovendo trattarsi, in genere, di metallo inossidabile, è chiaro che l’acciaio è il più utilizzato per le sue doti di durezza, resistenza ed economicità; meno frequente, anche se utilizzato, è il titanio, materiale  impiegato in campo chirurgico, spaziale ed automobilistico.
Il titanio offre notevoli vantaggi, rispetto all’acciaio: è più leggero (caratteristica importante, viste le dimensioni ragguardevoli dei segna tempo subacquei), di gran lunga più resistente ad ogni sollecitazione, assolutamente anallergico ma, purtroppo, anche molto più costoso in quanto difficile da lavorare.
Poco utilizzato e sconsigliabile, per la sua natura di metallo tenero, facilmente deformabile, è l’oro.
Molto adatti ed utilizzati sono, invece, i nuovi materiali sintetici, piuttosto diffusi in questi ultimi anni.
Questi materiali, per lo più plastici, possiedono buone peculiarità: sono estremamente leggeri, facilmente colorabili ed abbastanza economici; hanno una resistenza inferiore rispetto ai metalli (sono facilmente deformabili alle pressioni elevate) ma, allo stesso tempo, riescono a fornire un accettabile compromesso fra prestazioni, duttilità ed economicità.
In rari casi, la cassa di un orologio subacqueo può essere equipaggiata dalla “valvola per l’elio”.
A cosa serve questa valvola?
Presente solo su modelli professionali essa serve ad evacuare l’elio che si introduce, nella cassa dell’orologio, durante soggiorni prolungati in campana, o nei cassoni, in presenza di atmosfera satura.
Le campane, o cassoni, sono ambienti stagni, calati sotto il livello del mare, che mantengono i subacquei alla pressione esistente alla profondità di esercizio.
Mantenere i sommozzatori alla pressione di lavoro, durante i momenti di riposo, evita agli stessi continue e pericolose decompressioni che sarebbero necessarie, per tornare in superficie ogni qualvolta si termina un turno di lavoro.
L’atmosfera, presente all’interno delle campane, è formata, per ragioni fisiologiche, da forti proporzioni di elio; questo gas, totalmente inerte, è particolarmente volatile e le sue molecole sono talmente piccole da infiltrarsi, attraverso gli atomi dell’acciaio, all’interno della cassa dell’orologio.
Le fasi di risalita in superficie si rivelano, in questo senso, piene di insidie in quanto la pressione interna dell’orologio diventerà proporzionalmente superiore a quella esterna creando rischi di danneggiamento.

La “valvola per l’elio” serve appunto a ciò: ad evitare che il vetro dell’orologio esploda 
sotto l’effetto della sovrapressione  che si crea dentro la cassa del segna tempo, in risalita.

La “valvola per l’elio” può essere di due tipi:

Esistono, attualmente, in commercio solo pochi modelli equipaggiati di “valvola per l’elio”: fra questi ricordiamo il Rolex Sea Dweller, l’Omega Sea Master (cronografo e tre sfere), il Breitling Super Ocean, il Luminor Submersible 1000M delle Officine Panerai; ciò fa comprendere il livello di estrema sofisticazione di questo dispositivo dedicato, come detto, ai sommozzatori professionisti.

 

La corona

Problema rilevante, al fine di rendere impermeabile la cassa di un orologio, è rendere stagno il foro di entrata dell’asse della corona di regolazione.
Se, infatti, preservare le altre aperture nella cassa (vetro e fondello), non rappresenta un enigma insormontabile (visto che le guarnizioni di queste queste non vengono usurate da continue aperture e chiusure), difficile è invece rendere effettivamente impermeabile il foro dell'asse della corona che, dovendo essere spesso aperto e chiuso, presenta difficoltà maggiori.
Le sole guarnizioni non sono, infatti, sufficienti ad isolare questa apertura; la tradizionale chiusura a pressione della corona non   fornisce adeguate garanzie in merito agli inconvenienti di attrito, infiltrazioni e logorio derivanti dall’uso prolungato.
La soluzione al problema fu scoperta da Rolex che, nel 1926, inventò e brevettò il sistema di serraggio a vite della corona, contribuendo così, in maniera decisiva, alla nascita dell’orologeria subacquea.
Quel brevetto rimase per lungo tempo un’esclusiva della “maison ginevrina” la quale si trovò in condizione di autentico autentico monopolio sul mercato; ciò conferì a Rolex un prestigio inarrivabile riguardo alle prestazioni subacquee dei segna tempo da essa prodotti.
Il sistema, ancora oggi ritenuto punto imprescindibile per la realizzazione di un vero cronometro subacqueo, consiste in un tubicino filettato (internamente od esternamente), che sporge dalla cassa ed ingrana un’identica filettatura, realizzata nella corona (o sull’asse della stessa), che si avvita sul tubicino.

Il sistema è, inoltre, equipaggiato da guarnizioni di tenuta che, poste in posizione assiale e radiale, hanno il compito di aumentare l’impermeabilità dell’orologio, avvolgendo la zona in maniera ermetica. 
Per conferire all’insieme un’ulteriore garanzia di solidità possono essere previste delle “spallette”, sporgenti dalla cassa (o una profonda rientranza scavata nel fianco della stessa), che hanno il compito di proteggere la corona da ogni eventuale urto.
Siccome ogni apertura nella cassa può essere fonte di eventuali infiltrazioni d’acqua, i cronografi o gli orologi complicati in genere, con i loro pulsanti o correttori, non vengono considerati quasi mai veri orologi subacquei. 

Sfuggono a questa regola i cronografi con pulsanti serrati a vite (sistema simile a quello utilizzato per la corona) la cui impermeabilità è però garantita solo con i pulsanti avvitati, senza, dunque, che la funzione cronografica sia disponibile in immersione.
Soluzione estemporanea e tradizionale al tempo stesso (il brevetto risale al 1956), fu quella inventata dalle Officine Panerai Firenze, sul finire degli anni cinquanta.
La “maison fiorentina” studiò e realizzò, per la Marina Militare Italiana, un dispositivo innovativo che protegge la corona di carica, senza ricorrere al sistema di serraggio a vite.
Il sistema è basato sulla costruzione, attorno alla corona, di un vero e proprio ponte a forma di mezzaluna, realizzato in metallo; sul ponte è imperniata una leva che, una volta abbassata, fa pressione sulla corona, bloccandola contro la cassa, facendo così aderire perfettamente le guarnizioni di tenuta.

Tale dispositivo offre alcuni vantaggi, rispetto al sistema di chiusura a vite: la perfetta impermeabilità garantita, l’estrema protezione di cui gode la corona in ogni situazione accidentale e la minore sollecitazione delle guarnizioni durante le aperture e le chiusure. All’opposto, il sistema così concepito è, però, piuttosto voluminoso e conferisce all’orologio che ne è dotato dimensioni assolutamente fuori della norma; oltre 50 mm. di larghezza (ponte proteggi corona compreso) possono, infatti, rendere il segna tempo poco funzionale sia nell’uso quotidiano, sia nell’uso professionale.

Il fondello

Le soluzioni effettivamente applicabili, ad un orologio subacqueo, per la chiusura del fondello sono, essenzialmente, tre:

La scelta di un sistema, rispetto all’altro, è determinata, oltre che da criteri estetico - costruttivi, anche dalla ricerca del miglior compromesso tra le esigenze di solidità e la facilità di accesso al movimento (esigenze manutentive e/o, per i modelli al quarzo, sostituzione batteria).
In questo senso la chiusura a vite e quella mediante fissaggio con piccole viti sono estremamente funzionali, mentre la cassa monoblocco (dove il movimento è inserito nella cassa dall’alto, cioè dal lato quadrante) presenta alcune difficoltà in termini di accessibilità.
 Se infatti nei primi due casi è sufficiente rimuovere viti e fondello per accedere al meccanismo, nei modelli monoblocco (ricavati da un pezzo massiccio di metallo) questa si rivela un’operazione più difficile da compiere, essendo necessario un intervento dall’alto, per estrarre totalmente il movimento.
A parte i problemi di accessibilità al movimento, la cassa monoblocco (con fondello integrato) garantisce caratteristiche di robustezza e solidità uniche, essendo in grado di resistere a pressioni veramente eccezionali.

Le soluzioni più utilizzate, quelle che, in definitiva, offrono il miglior compromesso fra robustezza, tenuta e facilità di accesso al movimento, sono le prime due; questo anche in considerazione del fatto che la pressione in aumento migliora le caratteristiche di tenuta del sistema di chiusura, tendendo a comprimere il fondello contro la cassa.
 Nel caso della chiusura a vite, su cassa e fondello è ricavata una filettatura che permette al fondello, appunto, di essere avvitato e “stretto” alla cassa mediante semplice movimento rotatorio.
A cassa e fondello fa da supporto una guarnizione anulare che è, solitamente, collocata all’interno di un binario circolare costituito da due sporgenze parallele, ricavate nella cassa; in questo modo, quando il fondello viene serrato, la guarnizione garantisce la propria funzionalità evitando di essere danneggiata da torsioni dovute ad eccessivi avvitamenti.
 Nel sistema di chiusura con le viti, invece, sulla cassa vengono praticati dei piccoli fori filettati nei quali vengono inserite le viti che assicurano il fondello all’orologio. Questo sistema, forse meno ermetico di quello a vite, offre, comunque, ottime prestazioni di tenuta anche in considerazione del fatto che, pure in questo caso, è prevista la guarnizione anulare, all’interno di un solco, che contribuisce a rendere stagno il sistema di serraggio.
 Il vantaggio del sistema di chiusura mediante piccole viti  è costituito da costi di produzione leggermente inferiori, dalla maggiore facilità di apertura e dalla totale impossibilità di torcere, danneggiandola, la guarnizione anulare che, in questo caso, viene pressata in senso verticale dalla viti.

La lunetta

Il cronometro subacqueo dev’essere dotato di un dispositivo di preselezione dei tempi (in genere si tratta di una lunetta girevole unidirezionale) che rechi impressa una scala sessagesimale; la scala non deve essere suddivisa in periodi superiori ai cinque minuti ed i suoi indici devono essere corrispondenti a quelli del quadrante.
La lunetta è elemento caratterizzante e fondamentale dell’orologio subacqueo e, come si è detto, deve essere girevole ed unidirezionale: ciò significa che essa si muoverà soltanto in un senso, quello antiorario, per far si che, in caso di urti accidentali, segnali sempre un tempo 
(ad esempio quello trascorso in immersione), superiore a quello reale.

La lunetta deve muoversi a scatti ognuno dei quali corrisponde, in genere, ad un minuto e, per facilitare la regolazione anche in situazioni difficili (ad esempio indossando i guanti della muta), dev’essere facilmente manovrabile.
Per ottenere queste caratteristiche si ricorre, in genere, ad un evidente sovradimensionamento, oltre alla realizzazione di zigrinature o sagomature dei bordi che servono ad offrire una valida presa.
Riguardo al funzionamento della lunetta girevole è bene aggiungere che, al momento di scendere sott’acqua, è necessario far coincidere lo zero della  stessa (indice luminoso) con la lancetta dei minuti dell’orologio; in questo modo si ottiene, da quel momento, la possibilità di visualizzare costantemente il tempo trascorso in immersione, od in qualsiasi altra situazione.
Un sistema differente, per visualizzare il tempo trascorso in immersione, è applicato alle ultime “creazioni”, in ambito professionale, di IWC. 
La “maison di Sciaffusa” utilizza un dispositivo che prevede la presenza di una lunetta girevole interna al segna tempo: tra il quadrante e la lunetta (che, in questo caso, è dunque fissa e non graduata) è presente, protetta dal vetro zaffiro dell’orologio, una scala sessagesimale rotante comandata da una seconda corona presente sulla cassa del segna tempo. Il sistema, molto “coreografico” e poco consueto, offre una migliore protezione dei meccanismi che comandano la ghiera girevole ma, allo stesso tempo, causa pure alcuni problemi; utilizzando questo dispositivo, infatti, la scala di preselezione dei tempi risulta difficile da manovrare nelle fasi che precedono l’immersione; il secondo foro nella cassa, necessario all’installazione della seconda corona, è, ovviamente, un secondo accesso dal quale l’acqua potrebbe, malauguratamente, farsi strada verso il prezioso movimento meccanico prodotto da IWC.

Il vetro

Trattando l’argomento del vetro, che protegge il quadrante, vi sono due tendenze e due opinioni ben distinte.
Una considera ideale il “vetro” in plastica per le sue caratteristiche di elasticità, in presenza di aumento di pressione. Queste caratteristiche aumentano, addirittura, la tenuta stagna dello strumento grazie alle doti di deformabilità proprie della plastica. Il vetro in plastica è altresì molto economico e, dunque, utile a contenere il costo dell’orologio.
Il materiale più utilizzato, in ambito professionale, è senza dubbio il vetro in zaffiro sintetico.
Il vetro zaffiro ha grandi doti di trasparenza ed è difficile da scalfire, oltre ad avere doti strutturali che consentono la sua installazione a filo con la lunetta offrendo il minor appiglio possibile ad urti trasversali.
Da preferire, per la loro capacità di trasformare ero e proprio blocco unico con la cassa, i vetri zaffiri bombati e sagomati capaci di offrire una maggiore resistenza alla pressione a parità di spessore, o, addirittura, quelli a doppia curvatura batiscafica (Ocean 2000 dell’IWC).
Poco adatti all’utilizzo professionale sono, infine, i vetri minerali che, per la loro struttura rigida e poco elastica, mal si adattano alle esigenze subacquee.

Il quadrante

Priorità fondamentale nel progettare il quadrante di un “crono - sub” è la leggibilità.
Linearità grafica ed immediata percezione delle indicazioni fornite dallo strumento sono da considerarsi necessarie anche, e soprattutto, in situazione di scarsa illuminazione.
Ciò si traduce, solitamente, in indici generosi e fluorescenti, in sfere sovra dimensionate, anch’esse trattate con abbondante materiale fluorescente, ed in fondi neri o blu che rendono maggiormente visibili le zone del quadrante trattate al tritio (il materiale utilizzato per rendere gli indici fluorescenti).
Tutto ciò delinea un quadro rigoroso e privo di qualsiasi “svolazzo” espressivo che ha, nel corso degli anni, attenuato la creatività delle case orologiere definendo un archetipo consolidato di orologio subacqueo.
Le alternative possibili a questo schema, estremamente uniforme, sono rappresentate dall’utilizzo dei nuovi materiali elettro luminescenti utilizzabili come fondo del quadrante: in questo caso tutto il quadrante sarà luminoso (arancione, giallo oppure verde) e gli indici scuri, a contrasto.
E’ bene precisare, comunque, che questa soluzione non offre alcun vantaggio reale rispetto alla tradizionale, e che le case più importanti restano, in genere, fedeli alla impostazione collaudata costituita dal fondo scuro con indici chiari.
Il test riferito alla leggibilità del quadrante (norme NIHS) prevede che, in un ambiente buio, devono essere ben visibili, da una distanza di 25 centimetri, le indicazioni: dell’ora, dei tempi di preselezione e quelle di verifica del corretto funzionamento dell’orologio.

Il bracciale ed il cinturino:
le opzioni migliori sono costituite dal bracciale in metallo o dal cinturino in gomma o pelle.
Molte grandi case orologiere forniscono gli orologi di più alternative (di solito, sia il bracciale in metallo che il cinturino in gomma o caucciù) corredando il segna tempo di attrezzi utili sia alla sostituzione del bracciale con il cinturino (o viceversa), sia all’allungamento del bracciale (con maglie aggiuntive), per renderlo compatibile all’utilizzo sopra la muta.
Esigenze estetiche ed economiche sono alla base della scelta di equipaggiare l’orologio con il bracciale o con il cinturino in quanto, ben si comprende, la seconda opzione è la più economica.
I vantaggi del cinturino in gomma sono: grande elasticità, assoluta impermeabilità, aderenza ed affidabilità; grazie al prezzo contenuto, poi, il cinturino in gomma, può essere sostituito di frequente mantenendo così inalterata la funzionalità generale.
Da scartare assolutamente i pellami classici che, per le loro caratteristiche, si impregnerebbero d’acqua, deteriorandosi velocemente.
Diverso è il discorso riguardante le pelli idrorepellenti, come lo squalo, la razza od i nuovi materiali sintetici: queste soluzioni sono abbastanza opportune tenendo però presente che i cinturini normali, anche in pellami appositamente studiati per essere immersi in acqua, non sono disponibili, di solito, con lunghezze tali da renderli adattabili alla muta da sub; ciò li rende utili, dunque, ad un uso prevalentemente amatoriale.
Adatto alle immersioni, eterno ed indistruttibile, è il bracciale in acciaio o in titanio (analogo discorso fatto riguardo alla cassa).
Il metallo non teme l’usura arrecata dalla salsedine e dall’acqua, è piacevole da indossare e non dà fenomeni allergici anche se è, ovviamente, più costoso di ogni genere di cinturino.
Importante è che il bracciale sia dotato di una chiusura pratica ed affidabile, provvista di fermaglio di sicurezza (per impedire aperture indesiderate), e di una prolunga, di solito “celata” nella chiusura pieghevole, utile per indossare il segna tempo sopra la muta.
In ogni caso, sia i cinturini che i bracciali vanno risciacquati accuratamente, con l’orologio, dopo ogni immersione, per evitare gli inconvenienti correlati all’accumulo di sedimenti di sale.

Il movimento:
i movimenti utilizzati per i crono sub, in genere, sono al quarzo o meccanici a carica automatica; è assai raro l’utilizzo di movimenti meccanici a carica manuale.
A favore del movimento meccanico vi è la tendenza ad operare in una più vasta gamma di situazioni e temperature, senza necessità di periodiche sostituzioni di batterie (modelli al quarzo); aperture e chiusure frequenti del fondello (per la sostituzione della batteria), possono infatti risultare dannose per le guarnizioni di tenuta.
Il movimento meccanico ha poi un indubbio prestigio d’immagine che conferisce al segna tempo un valore aggiunto in termini di classe e di raffinatezza. I movimenti al quarzo, al contrario, garantiscono una maggiore precisione ed affidabilità, oltre ad un prezzo d’acquisto molto più competitivo.

Conclusioni

In una fredda mattina di ottobre del 1927 la nuotatrice britannica Mercedes Gleitze realizzò il suo sogno: attraversare la Manica a nuoto; al polso dell’indomita Mercedes (tentò, per ben 8 volte, la difficile impresa), vi era un Rolex Oyster che, dopo il divertente “bagnetto” nelle acque del Canale Britannico, funzionava regolarmente.
Questa è “la data”: il 7 di ottobre del 1927 è nata l’orologeria subacquea. Da quel momento in poi i segna tempo hanno potuto accompagnare, senza dover temere alcunché, i loro proprietari nelle loro imprese acquatiche.
La strada, indicata da Rolex attraverso i brevetti della cassa Oyster e della corona a vite, è stata successivamente percorsa da molti, con risultati eccellenti e, in alcuni casi, sbalorditivi.
Il Rolex Oyster Deep Sea Special “accompagnò”, nel 1953, il batiscafo "Trieste", pilotato da Auguste e Jacques Piccard, sul fondo della Fossa delle Marianne a -10.916 metri.
La pressione sopportata, da quel vero “portento” di sicurezza impermeabile, fu di oltre una tonnellata per centimetro quadrato.
Inutile dire che, dopo la risalita, il Deep Sea Special forniva con precisione l’ora esatta, nonostante l’impressionante sollecitazione alla quale era stato sottoposto.
Altro esempio significativo, e sbalorditivo al tempo stesso, è rappresentato da Kienzle che, sul finire degli anni ’90, inventò  e brevettò un liquido, auto lubrificante, da utilizzare per riempire le casse degli orologi; in questo modo i segna tempo riuscirono ad ottenere prestazioni inarrivabili in fatto di impermeabilità.
Basandosi sui principi di incompressibilità dei liquidi, infatti, gli orologi subacquei Kienzle raggiungono gradi di resistenza alla pressione mai ottenuti prima d’ora da modelli in commercio (9.000, 10.000 o 12.000 metri a seconda del materiale utilizzato per la realizzazione della cassa).

Come si vede, nel corso del 20° secolo, il progresso e la ricerca scientifica hanno ottenuto risultati che, solo agli inizi del ‘900, parevano irraggiungibili.
 Oggi, marchi prestigiosi come Rolex, Officine Panerai, Omega, Blancpain, IWC e molti altri producono orologi realmente impermeabili; strumenti effettivamente stagni in ogni condizione di utilizzo, in grado di sopportare le sollecitazioni, a volte impressionanti, alle quali sono sottoposti assieme ai professionisti dell’immersione.



Gioiellieri ed Orologiai
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