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Metalli preziosi

I metalli preziosi, ampiamente riconosciuti da sempre, come il fulcro di gioielli, sono stati il segno distintivo di ornamento personale nel corso di tutta la storia. Dagli Egizi ai Romani, l'uso di platino, argento, e dell’oro sono stati utilizzati nell’arte orafa fino ai nostri tempi, cambiando solamente le tecniche ma non i materiali. Mentre l'oro continua ad essere la forma più comunemente acquistati di alta classe di gioielli, platino e argento sono estremamente glamour e molto diffusi.

Platino

Il platino è un metallo e l'elemento chimico di numero atomico 78. Il suo simbolo è Pt. È un metallo di transizione, malleabile, duttile (è il metallo più duttile dopo oro e argento) e di colore bianco-grigio. Resiste alla corrosione, si trova sia allo stato nativo che in alcuni minerali di nichel e rame. Puro, si presenta simile all'argento. Come gli altri metalli della sua famiglia, possiede notevoli capacità catalitiche (una miscela di idrogeno e ossigeno gassosi in presenza di platino esplode). La sua resistenza alla corrosione e all'ossidazione lo rende adatto per produzioni di gioielleria.

Altri suoi tratti distintivi sono la resistenza alla corrosione chimica, buone proprietà reologiche alle alte temperature e proprietà elettriche stabili. Tutte queste proprietà sono state sfruttate per applicazioni industriali. Il platino non si ossida all'aria nemmeno ad alta temperatura; può venire corroso dai cianuri, dagli alogeni, dallo zolfo e dagli alcali caustici. Non si scioglie nell'acido cloridrico né nell'acido nitrico, ma si scioglie nella loro miscela nota come acqua regia trasformandosi in acido cloroplatinico.

Oro

L'oro è l'elemento chimico di numero atomico 79. Il suo simbolo è Au (dal latino "aurum").

È un metallo di transizione tenero, pesante, duttile, malleabile di colore giallo. L'oro, il rame e il cesio sono gli unici elementi che allo stato metallico, in condizioni standard, sono colorati (nel senso di essere dotati di tinta). Inattaccabile dalla maggior parte dei composti chimici, viene attaccato in pratica solo dall'acqua regia, dallo ione cianuro e dal mercurio.

Si trova allo stato nativo sotto forma di pepite, grani e pagliuzze nelle rocce e nei depositi alluvionali.

Cenni storici

L'uomo iniziò a estrarre l'oro circa 6000 anni fa, nelle regioni in cui sorsero le prime civiltà antagonistiche, cioè nell'Africa settentrionale, in Mesopotamia, nella valle dell'Indo e nel Mediterraneo orientale.

Stando a calcoli molto approssimativi si pensa che in tutta la sua storia sia stato estratto qualcosa come 100-135.000 tonnellate d'oro. La cifra non è alta, ma non si deve dimenticare che questo minerale, una volta tolto dalla terra, grazie alle sue proprietà naturali e sociali, non scompare, non rientra nella terra, nell'acqua o nell'aria.

Questo ovviamente non significa che quando l'oro era in circolazione sotto forma di moneta non si consumasse, o non si siano perduti ingenti quantitativi d'oro. Si pensa anzi che almeno il 10% di tutto l'oro estratto sia andato irrimediabilmente perduto, o nei fondali marini o in tesori sepolti chissà dove, o polverizzato durante la lavorazione, consunto nell'impiego delle monete. Oggi addirittura il suo impiego nelle tecnologie più avanzate rende antieconomico il suo riutilizzo.

Nell'Antico Egitto o nella Roma imperiale l'oro veniva estratto con mezzi non molto diversi tra loro: picconi di pietra o di bronzo, e sempre da schiavi di stato, in quanto le miniere o i giacimenti alluvionali erano generalmente monopolio statale (in certi casi potevano appartenere a corporazioni di sacerdoti). Poteva capitare, come per esempio nel Sudan, che l'oro venisse estratto da cercatori liberi, i quali però dovevano allo Stato (in questo caso egizio) una certa quota delle quantità ricavate.

Anche lo Stato romano arrivò ad affittare a privati appezzamenti sul fiume Po, dove si trovava oro alluvionale, ma le quantità erano talmente scarse che nessun imprenditore riuscì mai ad arricchirsi in maniera spropositata. Il "vero" oro lo Stato romano lo estraeva nelle miniere spagnole.

In Italia i "salassi", provenienti dalla Val d'Aosta, sfruttarono a lungo anche la miniera d'oro di Vittimuli, nel territorio vercellese, ma i gestori, secondo una legge censoria, non potevano usare più di 5000 operai. Si scontrarono con lo Stato romano, perché volevano impadronirsi totalmente degli scavi, sicché in 40.000 furono assoggettati dagli eserciti di Terenzio Varrone, che poi li mise in vendita.

Significativo il fatto che quando si trovò oro nella Transpadana, il governo romano disattivò le miniere in virtù di un antico decreto del senato inteso a risparmiare tutte le miniere d'Italia, sfruttando quelle straniere.

La condizione dei minatori era semplicemente spaventosa: gli schiavi dovevano lavorare nelle miniere fino a morirne. Qui infatti venivano mandati i ribelli, i detenuti, i condannati ai lavori forzati, i cristiani o le eccedenze di manodopera rispetto ai lavori agricoli, artigianali, domestici. Plinio il Vecchio racconta che chi lavorava nelle miniere spagnole non vedeva la luce del sole per mesi interi.

La coniazione della famosa moneta chiamata "aureo" inizia solo con Cesare, nel 49 a.C.: prima di allora lo si usava esclusivamente come ornamento, sia femminile che maschile (in quest'ultimo caso veniva utilizzato per le armi e gli equipaggiamenti militari, i cavalli, i copricapi, per vesti trionfali, corone, statue celebrative). Con l'oro i romani tramavano anche tessuti e tappeti, decoravano mobili, pareti interne, soffitti, vasellame...

Nel mondo antico, prima della caduta di Roma, le due principali regioni produttrici di oro erano l'Egitto (insieme all'attuale Sudan) e la Spagna.

Gli egiziani iniziarono a ricavare l'oro dai fiumi, ma passarono ben presto ai giacimenti primari del Sudan, dell'Etiopia, dello Zimbabwe, arrivando a scavare fino a 100 metri di profondità e scoprendo vari metodi di estrazione, fusione e lavorazione, poi adottati da molte civiltà antiche.

Le quantità dell'oro egizio erano talmente grandi da suscitare gli appetiti di tutti i conquistatori del III, II e I millennio a.C. Pur di averlo, i principi d'Assiria, Babilonia e di altri Stati del Medio Oriente erano disposti a offrire qualunque cosa: carri da guerra, armi d'acciaio, vasellame... Ma più che altro erano disposti a scatenare guerre devastanti.

E' ben documentata l'azione militare intrapresa, nel VII sec. a.C., dal re assiro Assarkhadon, che sconfisse e saccheggiò l'Egitto, portando molti tesori a Ninive, dove un secolo dopo furono depredati dai babilonesi e, nella seconda metà del VI sec. a.C., dai persiani di Ciro, il cui successore, Cambise, si spinse fin nel profondo sud dell'Egitto, ricco d'oro, nella speranza di ottenere qualcosa, ma vi perì col suo esercito.

Nel IV sec. a.C. tutto l'oro del mondo sembrava essere concentrato nei forzieri dei re persiani, almeno fino a quando non intervenne il macedone Alessandro Magno, che riuscì a sequestrarne circa 10.000 tonnellate. Dopo la fine del suo impero, l'enorme tesoro si dissolse nei mille rivoli del cosiddetto "mondo civilizzato" di allora.

Tuttavia i principali diffusori dell'oro nel Mediterraneo, dalla metà del II millennio alla metà del I millennio a.C., non furono gli egizi ma i fenici. Molto probabilmente dipese da loro la massiccia estrazione dell'oro nella penisola dei Pirenei, anche se solo coi romani, dopo la fine delle guerre puniche, ebbe un impulso decisivo.

E' curioso il fatto che di tutto il lavoro di migliaia di esperti artigiani, cioè gli orafi egizi, mesopotamici, minoici, greci ecc., ci sono arrivate solo pochissime cose, proprio perché per secoli si era ritenuto che il valore del metallo insito negli oggetti decorativi, sia religiosi che laici, fosse di molto superiore a quello artistico.

Argento

L'argento è un metallo monovalente molto duttile e malleabile, appena più duro dell'oro, con una lucentezza metallica bianca che viene accentuata dalla lucidatura. Ha la maggiore conducibilità elettrica tra tutti i metalli, superiore persino a quella del rame, che ha, tuttavia, maggiore diffusione per via del minore costo.

L'argento puro ha colore più bianco, la maggiore riflettenza della luce visibile (povera invece nel caso della luce ultravioletta) e la minore resistenza all'urto. Gli alogenuri d'argento sono fotosensibili e l'effetto prodotto su di essi dalla luce è alla base della fotografia analogica (cioè su pellicola e carta chimica).

L'argento è stabile nell'aria pura e nell'acqua pura, ma scurisce quando è esposto all'ozono, all'acido solfidrico o all'aria contenente tracce di composti dello zolfo.

Nei suoi composti l'argento ha numero di ossidazione +1.

Non è un metallo chimicamente attivo, ma è attaccato da acido nitrico (che forma il nitrato) e da acido solforico concentrati ad alte temperature.

Cenni storici

L'argento è noto fin dall'antichità. È menzionato già in testi cuneiformi del III millennio, nel libro della Genesi, e l'analisi di resti nei siti archeologici dell'Asia minore, delle isole del Mar Egeo, e del Vicino Oriente, indica che l'argento già nel IV millennio a.C. veniva separato dal piombo, e che erano note le tecniche di cesello, sbalzo e agemina rimaste sino all'età moderna. Per millenni l'argento è stato usato come ornamento e come materiale per utensili, come merce di scambio e come base per molti sistemi monetari. È stato a lungo considerato il secondo metallo più prezioso, dopo l'oro.

In molte teologie e cosmogonie, l'argento è associato alla luna e a divinità lunari e femminili. Benché chimicamente i due elementi non siano correlati, nell'antichità il mercurio veniva considerato come una specie particolare di argento – da cui il nome tradizionale di argento vivo ed il suo nome latino hydrargyrium (argento liquido). In araldica il colore argento ricorre in molti stemmi e blasoni; a volte viene rappresentato con il colore bianco.

L'argento dà il nome ad una nazione, l'Argentina, ed al suo principale fiume, il Rio de la Plata – dal suo nome spagnolo, plata. Nel corso del secolo diciannovesimo l'argento iniziò ad essere demonetizzato, mentre l'oro seguì il medesimo destino nel secolo successivo. L'oro restò ancora nei forzieri delle banche centrali; l'argento, invece, fu man mano completamente liquidato. Questa immensa quantità d'argento "liberata" dalle funzioni monetarie ha causato, fino a tempi recentissimi, una grande disponibilità di metallo, nonostante la produzione mineraria fosse di gran lunga inferiore ai consumi.


Gioiellieri ed Orologiai
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